10 Mar

Madrid

Questo weekend abbiamo deciso di fare una capatina a Madrid. Avevamo già avuto modo di visitare la Spagna, nel 2002, passando 10 giorni a Barcellona e quindi volevamo visitare anche una zona più interna.

Inultile specificare quanto funzioni bene il servizio di trasporto pubblico, per cui in breve (circa 40 minuti, cambiando 3 linee di metro) siamo arrivati alla nostra fermata, Sol, che, per chi non lo sapesse, è proprio al centro di Madrid.
La prima impressione dal punto di vista visivo e uditivo non è stata proprio delle migliori, in quanto la piazza di Puerta del Sol era affollatissima e si stava svolgendo anche una manifestazione di donne per qualcosa che aveva a che fare con l’8 marzo. Ma l’olfatto, invece, è stato piacevolissimamente accolto da un magnifico profumo di dolci proveniente da una delle migliori pasticcerie della città “La Mallorquiña” (migliore non soltanto a detta mia visto che naturalmente con un weekend non ho potuto provarle tutte…). Questa pasticceria è molto frequentata dagli spagnoli (io ho trovato solo spagnoli), per cui è poco turistica e si possono mangiare i prodotti davvero tipici e non quelli fatti apposta per i turisti.

 

Noi non ci siamo fermati subito ad assaggiare però, nonostante non avessimo nemmeno fatto colazione (incredibile: Iberia non serve pasti sull’aereo, se non a pagamento!) e abbiamo preferito dirigerci verso l’albergo e posare il bagaglio. Dopo un po’ di ricerche, siamo riusciti a trovare il nostro High Tech Hotel Petit Palace Italia (il nome non indica un rapporto privilegiato con gli italiani), un tre stelle che si trova in via Gonzalo Jimenez de Quesada 2, una traversa della Gran Vìa, la strada principale dello shopping. La catena degli High Tech Hotel è diffusissima in tutto il centro di Madrid eHigh Tech Petit Palace le stanze sono molto moderne e ben arredate. La denominazione High Tech indica solo la presenza di connessione a internet gratuita sia nelle stanze (se avete però a disposizione un portatile), sia nella hall in cui ci sono 2 postazioni con pc a disposizione di tutti. La stanza è sembrata molto pulita e abbastanza spaziosa. Il bagno è dotato di una doccia spaziale (un potente getto dall’alto, il classico telefono e 4 getti d’acqua che massaggiano il corpo), ma ha due pecche per noi italiani: la classica mancanza di bidet che (poveri noi) riscontriamo in tutti i paesi stranieri e una porta a vetri (oscurati) basculante… non proprio il massimo dell’intimità!
La colazione, nel weekend, è servita fino alle 11.00, in linea con le abitudini dei madrileñi, e il buffet è abbastanza vario (c’è una bella scelta di dolci, cereali, marmellate, uova, bacon, prosciutto, caffè, succhi di frutta, yogurt, ecc. ecc.)
Comunque il maggior punto di forza dell’albergo è sicuramente la posizione in pieno centro!

Palazzo MetropolisDopo esserci rinfrescati un po’, usciamo dall’albergo e iniziamo a passeggiare senza una meta ben specifica, per incominciare a entrare nell’atmosfera del posto e ci ritroviamo ad ammirare lungo la Gran Via i magnifici palazzi che ritroveremo un po’ ovunque in questa città. Arrivati a Plaza de Cibeles, con altre opere d’architettura quali il Palazzo delle comunicazioni e del Banco di Spagna, decidiamo di tornare indietro e di dirigerci verso Plaza Major.
Ci accorgiamo subito che aver comprato un carnet di 10 biglietti per la metro è stato davvero inutile: tutte le zone di interesse a Madrid possono essere girate a piedi, approfittando così di ogni minuto per godersi la città.

Arrivati nei pressi della piazza, veniamo accolti da un ottimo odore di frittura di pesce e otteniamo la conferma di quello che ci avevano detto: non c’è niente di più tipico di prendere un boccadillo de calamares e mangiarlo alla barra (seduti al bancone) oppure direttamente nella piazza. Che poi altro non è che un Boccadillos de calamarespanino (boccadillo) imbottito di frittura di calamari! Può non sembrare molto leggero… e infatti non lo è… ma cammina cammina cammina, vi assicuro che lo digerirete senza problemi! Comunque il commento è: BOOONOOO!!
Il pomeriggio (inoltrato, perché nel frattempo si sono fatte le 15.00) andiamo a visitare il Palacio Real. Il biglietto costa 8 € e permette di visitare il palazzo vero e proprio, l’armeria e la farmacia. La cosa più interessante da vedere è il panorama di cui si gode dalla piazza d’armi e l’armeria con le armature originali di Carlo V (che pancia!), Filippo II e gli altri grandi sovrani spagnoli, le armature dei cavalli e dei bambini. Impressionante notare quanto fossero piccoli di statura gli adulti.

Usciti dal palazzo, ci accorgiamo che proprio di fronte si trova la Cattedrale di Nuestra Señora de la Almudena, opera molto recente, in quanto iniziata nel 1879 e terminata all’inizio degli anni novanta del XX secolo. La cattedrale rispecchia stili diversi: neoclassico all’esterno, neogotico all’interno e neoromanico nella cripta. Ma la cosa forse più spettacolare sono le coloratissime vetrate, che creano dei magnifichi giochi di luce all’interno e rispecchiano uno stile molto moderno. Davvero un gioiello!
Alla fine della visita, decidiamo di andare a vedere anche l’Ermita di San Antonio de la Florida, dove si trova una cupola affrescata dal Goya e la sua tomba. L’ingresso è del tutto gratuito e la cupola molto bella. Nella sala sono posizionati anche 4 specchi che permettono di osservare meglio i particolari dell’affresco.
Ma prima di arrivare all’Ermita, troviamo un’altra piccola sorpresa per i nostri occhi: i Jardines de Sabatini, proprio di fronte alla facciata nord del palazzo reale, formati da fontane e tante siepi basse che costituiscono dei labirinti simmetrici.
Insomma la prima giornata è stata davvero intensa (soprattutto considerando la sveglia alle 4.45 del mattino…) e torniamo a riposarci un po’ in albergo e a trovare le forze per uscire di nuovo la sera.
La cena l’abbiamo consumata in uno degli innumerevoli bar de tapas del centro (ormai abbiamo assunto in pieno gli orari madrileñi: pranzo alle 15.00 e cena alle 10.30), rigorosamente tutto a base di fritto! Croquetas (ottime e un po’ differenti dalle nostre, perché con molto più formaggio e meno patate, e con il prosciutto cotto) e tortilla (una bella porzione abbondante e piuttosto alta di frittata con le patate).

Il giorno dopo, ci svegliamo ancora distrutti dal giorno precedente, ma riusciamo a trovare le forze per uscire a goderci un’altra splendida giornata di sole, ma decidiamo di andarci un po’ più cauti, per cui ci dirigiamo verso lo spettacolare Parque del Buen Retiro, che si estende per ben 118 ettari ed è uno dei luoghi più belli della città. Il tempo di fare colazione e di chiedere alcune informazioni alla reception e sono già le 9.30 quando usciamo. “Già” lo pensavamo noi, perché in realtà la città sembra proprio che dorma ancora. Ma per noi è anche meglio perché l’atmosfera è più rilassata e sentiamo di potercela prendere con calma…
Il parco è tenuto benissimo (come tutto del resto a Madrid) e non c’è segno di sporcizia: il verde è tanto e si ha un’impressione di grande ordine.
Le cose principali da vedere sono senz’altro il lago principale (si possono anche affittare delle piccole barche a remi per fare un giro), il roseto (anche se a marzo le rose non sono fiorite, è comunque affascinante), l’unico monumento pubblico al mondo dedicato a Lucifero (l’angel caìdo), la fuente de la alcachofa e il palazzo di cristallo (anche se pensavo fosse più spettacolare). Ma soprattutto godetevi la tranquillità e la pace di questo posto e rilassatevi!

Stazione di AtochaDopo questa visita andiamo verso la stazione di Atocha, ma non per prendere il treno o la metro: questa stazione è una vera e propria serra e lo spettacolo appena si entra è bellissimo. Un vero e proprio giardino tropicale, con temperatura costante di 24° e una umidità molto alta, all’interno di un edificio progettato da Alberto del Palacio Elissagne e Gustave Eiffel (quello della torre).
A pranzo decidiamo di provare una catena molto presente in tutta Madrid, VIPS, sulla Gran Via, dove con 19 € prendiamo un piatto di quesadillas con jamon y queso (tortilla con formaggio fuso e prosciutto) e dei VIPS Sandwich. Le porzioni sono abbondanti e il cibo è stato buono. Per concludere un caffè che “non è espresso ma è come l’espresso”… vabbè ci siamo capiti… ‘na ciofeca.

Il pomeriggio giriamo un po’ senza meta precisa e ci ritroviamo in Plaza de España (niente di spettacolare) per poi prendere la via del Templo de Debod. Ci avevano consigliato di andare al tramonto (in questo periodo dalle 19.00 in poi – il sole tramonta più tardi) e mai consiglio fu più adeguato! Lo spettacolo è davvero bellissimo: il sole illumina il tempio egiziano, posizionato su un’altura, esattamente di fronte e lo fa rispecchiare nel lago da cui si ergono le due porte del tempio. Dalla terrazza si può godere anche di un bellissimo panorama cittadino e sedersi sulle panchine dei giardini o sui muretti del tempio.

 

Tempio di Debod

Tornati per poco in albergo, giusto il tempo di una doccia e di cambiarci, andiamo a cena, decisi ad assaggiare almeno una paella! Il problema era evitare qualcosa di troppo turistico (siamo già rimasti scottati a Barcellona) per cui ci mettiamo davvero un bel po’ a decidere dove fermarci, poi, presi dai crampi della fame, entriamo in un ristorante asturiano, La Panera (Calle Arenal 19), e rimaniamo un po’ sconcertati, quando, manifestata l’intenzione di cenare seduti (invece di cenare alla barra) ci fanno salire in una sala molto elegante rispetto all’entrata che invece era molto più “alla buona”.
La nostra preoccupazione di quanto ci sarebbe costata la cena aumenta sempre più mentre ci rendiamo conto del numero di posate, del fatto che prima ancora di ordinare ci portano dei piccoli panini (rigorosamente appoggiati su un piattino per ogni commensale ai lati del tavolo) e ci servono un piccolo antipasto con patè a base di maiale con pepe verde, olive e bruschettine. Ma oramai eravamo entrati e pareva brutto uscire… così abbiamo iniziato a contare quante cene fuori avremmo dovuto saltare il mese successivo per recuperare la spesa.
Nel frattempo ordiniamo la famosa paella (di pesce) e ci portano una teglia enorme che il cameriere ci mostra orgoglioso e in cui i nostri occhi sbigottiti vedono un’aragosta!!
La teglia viene appoggiata su un tavolino affianco del tavolo e il cameriere ci serve i primi due piatti. Noi dotati di tutti gli attrezzini per mangiare l’aragosta diamo il via alle danze e il nostro palato resta davvero soddisfattissimo da un’ottima paella, succosa (non secca come quelle turistiche) e piena zeppa di pesce. I camerieri ci tengono d’occhio e non appena si rendono conto che il piatto in cui buttavamo i resti del pesce era un po’ pieno, vengono a cambiarci piatto e attrezzi!
Le porzioni comunque erano enormi e quando il cameriere viene a chiederci se volevamo finire la nostra teglia, siamo costretti a malincuore a dire di no…
La nostra impressione positiva sul posto è rafforzata anche dalla clientela, quasi totalmente spagnola.
Ma arriva il momento così temuto… il conto! I nostri occhi non volevano credere alle cifre scritte nero su bianco: 61 € totali per 2 persone!
Che sospiro di sollievo… Un conto davvero onestissimo per quella quantità di pesce, per un piatto così delicato, il servizio attentissimo, gli antipasti, acqua e birra. Considerate che in qualunque altro posto turistico per una paella non spenderete mai meno di 20 € a persona.
Vabbè l’abbiamo sfangata pure stavolta… J

L’ultimo giorno, quello della partenza… sig, decidiamo di fare una puntatina al Prado. Il museo è enorme e ci si potrebbe passare un’intera giornata dentro, ma sarebbe davvero massacrante: consiglio a chi fosse davvero appassionato (nel caso vi fermaste più giorni a Madrid) di andarci in più riprese. Il biglietto costa 6 € e all’entrata dovrete lasciare cibo e acqua e passare sotto un metal detector. Noi abbiamo visitato alcune opere degli autori che più ci interessavano (Caravaggio, Goya, Velazquez, Tiziano, Tintoretto…) e la mostra temporanea su Goya (El toro mariposa) e poi siamo usciti già distrutti.
A questo punto iniziava ad avvicinarsi l’ora della partenza, per cui siamo tornati al centro dove abbiamo pranzato con un altro bel boccadillo de calamares e abbiamo detto addio alla così accogliente Plaza Major.
Poi un’ultima passaggiata nel centro, il recupero delle valige in albergo e via verso l’aeroporto…

 

Davvero un bel weekend! E con giornate così calde e soleggiate che girare la città è stato davvero l’ideale…

03 Mar

Equiturismo Sughereta S.Vito

Equiturismo Sughereta San VitoSi sente molto parlare di agriturismi, ma questo ha davvero qualcosa in più e lo si capisce già dal nome: si tratta infatti di un equiturismo.
Si trova a Monte S. Biagio (LT) e, più precisamente, immerso nella sughereta di S. Vito, un bosco di querce da sughero di circa 7000 ettari.

In questo splendido e rilassante posto si mangia in un’ottimo ristorante, si può pernottare e si pratica anche ippoterapia, con istruttori molto qualificati, tra cui la giovane titolare Ida Brancaleone.

Ma parliamo dell’oggetto di questo blog: come si mangia?? La risposta non può essere che BENE!

I prodotti sono di grande qualità e assolutamente locali e casarecci.Equiturismo Sughereta San Vito
Gli antipasti già da soli valgono una gita fuori porta: salsiccia (naturalmente di Monte S. Biagio), formaggio marzolina (altro prodotto tipico della zona, ottenuto dal latte delle capre bianche di Monte S. Biagio), ricotta (se siete fortunati come lo siamo stati noi l’ultima volta, vi arriverà calda calda, appena sfornata), frittelle col sedano bianco di Sperlonga, bruschette, salumi vari, olive, melanzane grigliate, una zuppa di ceci, piselli e lenticchie con salsiccia che è la fine del mondo…
Insomma, abbondanti e gustosissimi!

Il menu non è fisso, dipende dai prodotti disponibili e dalla stagione, naturalmente. E così, di volta in volta, vi verranno proposti dei piatti del giorno dalla famiglia Brancaleone (la gestione è assolutamente familiare) e potete decidere di prendere un assaggio di un paio di primi (io però non lo chiamerei assaggio… sono delle porzioni normalissime) e lo stesso con i secondi, naturalmente a base di carne. I ravioli ricotta e spinaci, enormi, sono ripienissimi e ricchi di spinaci (quando si dice fatti in casa…), le pappardelle di kamut molto delicate, la carne tutta ottima.

Per concludere non possono mancare i dolci preparati da Ida e dalla mamma, sempre in base alla disponibilità di materie prime. Divina la torta di mele, lo strudel o il tiramisù…

Il pranzo è accompagnato anche da ottimi vini, ad esempio, il Rosso di Monte S.Biagio, cesanese, prodotto esclusivamente per l’equiturismo.

Per concludere parliamo dell’accoglienza, del posto e del servizio. Il locale in cui si mangia è piuttosto piccolo (i coperti aumentano in estate, quando si può mangiare anche all’aperto), per cui occorre prenotare, ma molto accogliente e familiare. In effetti quello che il posto rimanda sopra ogni cosa è l’atmosfera “di famiglia”. E’ un pò come andare a pranzo dagli zii in campagna. I proprietari sono simpaticissimi e di grande compagnia e molto probabilmente siederanno in vostra compagnia a mangiare, non appena avranno svolto le attività principali.

I prezzi, data la qualità, il servizio e la bontà, sono assolutamente onesti: antipasti, 2 primi, secondo, dolci, vino e acqua, grappe e caffè: sui 30 € in media a persona.

Per le vostre prossime passeggiate fuori porta, tenete questo posto assolutamente presente!!

5 cappelli

 

Azienda Equituristica Sughereta San Vito
via San Vito, 47
Monte San Biagio (LT)
Tel: 0771/566997
http://equiturismosanvito.spaces.live.com
equiturismosanvito@hotmail.it

03 Mar

Salsiccia di Monte S. Biagio

Salsiccia di Monte S.Biagio

La salsiccia di Monte S. Biagio è uno dei prodotti tipici del Lazio più saporiti e negli ultimi tempi sta acquisendo una certa fama anche oltre i confini nazionali. Sean Connery, ad esempio, è stato rapito dal suo gusto in un suo viaggio in Italia (se non erro in occasione della Festa del cinema dello scorso anno) e ne ha chiesto una fornitura da portare nella sua terra. Ugualmente, ne sono stati conquistati Sofia Loren e Giorgio Napolitano…

Ma cosa ha di particolare questo meraviglioso prodotto?

Affidiamoci alla descrizione di Corrado Barberis nell’Atlante dei prodotti tipici (Insor – Istituto nazionale di sociologia rurale):

“La salsiccia è ricavata dall’ impasto ben amalgamato della carne dell’intero suino che viene tagliata preferibilmente a mano con il coltello, il grasso contenuto nell’impasto non supera il 25% e vengono usati ingredienti naturali, quale sale, peperoncino piccante, pepe rosso dolce, vino moscato di Terracina D.o.c. e semi di coriandolo passati in forno per essere più croccanti e più facili da schiacciare. L’impasto così ottenuto dopo un riposo di almeno 12 ore in maniella di legno viene insaccato in budella naturali di suino con spago vegetale nella caratteristica forma a catena. Le salsicce così preparate vengono essiccate appese a delle canne, dal giorno seguente all’insaccamento si passa all’affumicamento con il fumo di legna di lentisco. Per la conservazione le salsicce vengono messe sott’olio extravergine di oliva in barattoli di vetro. La stagionatura deve essere fatta preferibilmente in ambienti naturali come le cantine tipiche o in capanne di stramma per almeno 25 giorni.

Il caratteristico uso del coriandolo risale all’epoca della dominazione saracena, questa spezia dall’aroma molto forte copriva il sapore della carne di maiale tanto da giustificarne il consumo vietato dalla religione islamica. Da molti documenti ritrovati nella biblioteca comunale di Monte San Biagio si desume che l’allevamento di maiali era molto diffuso grazie alla presenza della sughereta di S. Vito, un bosco di querce di circa 7.000 ettari intorno a Monte San Biagio. La sughereta da fonte di sussistenza per l’economia locale, diventa una preziosa testimonianza della vita contadina di un tempo. Ancora, nascosto tra la vegetazione, si trova qualche vecchio pagliaio, esempio di costruzione rurale fatta di una base circolare in pietra ed il tetto in arbusti. Nell’interno posto al centro, il camino era lo strumento di essiccazione delle carni, sia fonte di calore per chi nei pagliai ci doveva dormire. Ancora oggi chi lavora gli insaccati, spesso preferisce la stagionatura del vecchio pagliaio dove il clima poco umido, protetto dalla salsedine e l’ aroma di un tempo donano sapore al prodotto”.

Per la produzione artigianale, il periodo di riferimento va da ottobre a marzo e viene utilizzato esclusivamente il suino locale di peso superiore ai 200 Kg.

Dove potete trovare la vera salsiccia di Monte S. Biagio? Inserisco di seguito alcuni indirizzi di un produttore doc (quello che ha rifornito anche sir Connery, per altro) e di un venditore di fiducia, ma nel tempo se riesco farò una mappatura più completa.

Macelleria – Norcineria “Dal Monticellano” di Raso Vincenzo

  • via Roma – Monte San Biagio (laboratorio e vendita al pubblico)
  • via S. Bartolomeo – Fondi (vendita)
  • Palatium Enoteca regionale del Lazio – via Frattina 94 – Roma (rivenditore)

Le Bontà di La Rocca Paolo – Punti vendita

  • Terracina – via Palermo 6 – Tel 0773/723740
  • Monte San Biagio – Viale Europa 35 – Tel 328/2938585

Aggiornamento del 18/09/08:

Vi segnalo questo link dell’Arsial – Regione Lazio in cui ci sono tutte le informazioni tecniche su questo prodotto: http://www.arsial.regione.lazio.it/portalearsial/prd_tipici/scheda_analitica.asp?id=72

E dove trovate gli operatori censiti che la vendono, con relativi recapiti:
http://www.arsial.regione.lazio.it/portalearsial/prd_tipici/scheda_produttori.asp?tip=0&id=72

Aggiornamento del 18/10/2011:

Ho scovato questo sito dedicato alla salsiccia di Monte San Biagio. Ci sono informazioni utili sulla storia, sui produttori e sui distributori.