28 Apr

Mizzica!

MizzicaBar tipico catanese”, così si autodefinisce il bar-ristorante Mizzica (in zona piazza Bologna e piazza Cavour). Io in Sicilia non ci sono mai stata e non posso garantire che qui si mangiano le VERE arancine, le VERE granite, le VERE cassate o i VERI cannoli… Ma di sicuro posso garantire che tutto quello che ho provato è ottimo!

Certo, non è un posto per chi sta a dieta: è tutto ipercalorico, ma (proprio per questo?) gustosissimo.
Nella sezione tavola calda, da non perdere sono le arancine giganti, ma sono molto buoni anche i calzoni (fritti) con ripieni molto vari.
Nel reparto pasticceria, assolutamente divini sono i cannoli (sia classici con ricotta che al pistacchio), da scegliere tra il formato grande o mignon. Ma sono da provare anche le classiche granite siciliane, nella brioche, e i vari pasticcini con pasta di mandorle o le cassate.

I prezzi non sono bassi (alla tavola calda ogni pezzo sta sui 2 €, altrettanto i cannoli) ma vale la pena provare, purchè andiate a digiuno e il giorno dopo vi prepariate ad una disintossicazione da fritto.

I locali sono sempre affollatissimi nelle ore di punta, ma, se non si trova posto a sedere o non si vuole mangiare nella confusione, è possibile (e consigliabile) farsi impacchettare il tutto per portarlo via.

4 cappelli

Bar-pasticceria Mizzica

  • Via Catanzaro 30/36
    Tel: 0644236024
  • Via Lucrezio Caro, 14/22
  • Via Trionfale, 75B
    Tel: 06.39754613

www.mizzica.it

11 Apr

Lo scafandro e la farfalla

Lo scafandro e la farfallaLo scafandro e la farfalla
Jean-Dominique Bauby

Firenze, Ponte alle Grazie, 1997
Prezzo: 10 €

Milano, TEA, 1999
Prezzo: 7.50 €

La storia narrata in questo libro è quella, crudelmente vera, di Jean-Dominique Bauby, redattore capo di Elle, che si risveglia dal coma completamente paralizzato (scoprirà che è affetto da locked-in syndrome, che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte), ad eccezione del suo occhio sinistro che resta il suo unico strumento di comunicazione con il mondo.
Proprio grazie a questa possibilità, che per lui diventa un’incredibile risorsa, Bauby detterà il suo libro lettera per lettera, parola per parola a una redattrice, Claude Mendibil, che in continuazione gli ripete tutte le lettere dell’alfabeto seguendo l’ordine di frequenza di uso nella lingua francese (E, S, A, R, I, N, T, U, L, O, M, P, D, C, F, B, V, H, G, J, Q, Z, Y, K, X, W). Con un battito della palpebra, Jean-Do (come lo chiamano gli amici) ferma Claude sulla lettera che serve a comporre una parola e così via per tutti i 200.000 battiti che sono stati necessari a comporre il libro.

Attraverso questo immenso lavoro, Jean-Dominique lascerà al mondo la testimonianza della sua malattia, della vita vista dall’interno del suo scafandro, il corpo che lo rende prigioniero, ma che non gli impedisce di lasciare la sua mente libera come una farfalla, di vivere comunque una vita degna di essere vissuta, di apprezzare alcuni momenti di gioia, di avere delle speranze, di condividere qualcosa con chi gli è vicino, di veder giocare i suoi figli, anche se non può abbracciarli.

E sorprende come resti del tutto intatta la sua ironia anche nei momenti peggiori, come il libro riesca a comunicare non disperazione ma serenità, non sconforto ma forza. Ma una forza “umana” e non eroica, contornata da tutte le debolezze che hanno sempre caratterizzato Jean-Dominique anche prima della malattia. Perchè forse la vera forza è rimanere se stessi sempre e comunque.

“Ha voglia di dire qualcosa alle persone che si muovono?”
“Continuate. Ma fate attenzione a non essere divorati dalla vostra agitazione. Anche l’immobilità è fonte di gioia.”

Da un’intervista rilasciata da Bauby a Erik Orsenna per “Elle”

04 Apr

Per non saper nè leggere nè scrivere

Per non saper nè leggere nè scrivereLindgren Torgny
Per non saper nè leggere nè scrivere

Milano, Iperborea, 2007

Prezzo: 15 €

Le prime pagine del libro dal sito dell’Iperborea: http://www.iperborea.com/…

Il formato ha catturato la mia attenzione (molto più lungo e stretto di una classica pubblicazione) e il titolo mi ha conquistato, visto che stiamo parlando di un romanzo, per cui non potevo esimermi dalla sua lettura.

Questo libro fa parte di un trittico dello stesso autore, che comprende i due precedenti romanzi Miele e La ricetta perfetta (che non ho ancora letto). E’ però un romanzo autonomo che può essere letto indipendentemente dai primi due.
E’ ambientato nel nord della Svezia, nel Vasterbotten, ed è caratterizzato, come spesso nella narrativa scandinava, da uno stile ironico, onirico, da personaggi strambi che abitano un mondo quasi ovattato (sarà la convivanza con la neve che rende tutto un pò surreale?).

**Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.**

Il nostro protagonista, ad esempio, è affetto da una grave forma di alessia, che non gli permette nè di leggere nè di scrivere, ma nonostante questo, il punto di riferimento e guida della sua vita è proprio un libro, la Bibbia di Gustave Doré. E’ una Bibbia illustrata e senza parole, che però contiene “tutto ciò che occorre sapere. Tutto sulla vita dell’uomo qui nel mondo… il cielo e la terra, l’intelletto e il corpo, i genitori, gli amici e i nemici, gli averi e la povertà, il successo e la disgrazia, la salute e la malattia. E il disprezzo. E Dio“. E questa Bibbia verrà sfogliata dal protagonista (di cui non conosciamo nemmeno il nome) fino a consumarla quasi, verrà studiata nei suoi più piccoli particolari, grazie alla capacità di entrare in una relazione quasi mistica con le immagini, riuscendo a cogliere l’importanza di ogni minimo segno grafico. Mentre al contrario, le lettere dell’alfabeto gli appaiono minacciose e addirittura scandalose nel loro incessante turbinio e nella danza vorticosa che mettono in scena davanti ai suoi occhi.
Proprio grazie alle conoscenze apprese dalla sua Bibbia, ma anche dal nonno, il protagonista trasmetterà il suo sapere anche ai suoi compagni di classe, diventando lui stesso maestro, nonostante la scuola abbia fallito con lui, nell’ “educarlo” alla lettura e scrittura.

Il romanzo, nella finzione, è “scritto” proprio dal nostro protagonista, che lo detta a un registratore e che dovrà raccontare la sua vita con la Bibbia. E metterà in luce tutta la sua ingenuità e il suo modo di interpretare il mondo, che non sempre coincide con quello delle persone che gli sono accanto e con la realtà, ma che gli consente di vivere una vita serena.
Un esempio viene dalla relazione con il padre, rigido e severo ispettore forestale, che non accettando l’handicap del figlio, decide di mandarlo in un istituto per “ineducabili” (ma anche qui troverà il modo di ritagliarsi un suo spazio e di vivere serenamente).
Dal padre riceverà una lettera, in cui egli descrive tutto il disprezzo che prova nei suoi confronti, ma che il nostro protagonista non vorrà farsi leggere, nella convinzione di conoscerne il contenuto nei dettagli: la lettera esprime, per lui, tutto l’amore e l’ammirazione del padre nei suoi confronti.

E proprio per riscattarsi e dar modo al padre di essere fiero di lui, il protagonista si avventurerà nella sfida di riprodurre disegno per disegno, linea per linea, l’intera Bibbia del Dorè, andata perduta in un incendio, trascorrendo la sua vita ancorato alle sue incrollabili certezze e affiancato da personaggi altrettanto originali.
E dovrà anche adattarsi e imparare a scrivere almeno una cosa: la sua firma. Peccato che anch’essa non sia composta da lettere (anche se agli occhi della gente comune potrebbe sembrare diversamente)… “Riproduceva un piccolo pezzo di riva giù lungo l’Avabacken, tre cespugli, due sassi spigolosi e infine altri due cespugli quasi striscianti“.

Nel complesso il romanzo è originale, interessante e fa sorridere nella sua ironia e grazie all’ingenuità del protagonista. Ci permette di entrare nella sua mente, soprattutto grazie alla narrazione in prima persona e ci immerge nel mondo visto attraverso i suoi occhi. Ci mostra, infine, tutta l’importanza della comunicazione tra le persone, in qualunque forma essa avvenga.

03 Apr

Pansito

PansitoAncora una volta una pausa pranzo in zona Prati.

Pansito è una panineria molto interessante in cui si può scegliere tra diverse tipologie di panini (ciabatta, pagnotella, tipo baguette, piadina) che vengono aperti, scaldati e farciti al momento. L’imbottitura è molto abbondante e vi sarà possibile scegliere del tutto liberamente tra un’infinità di ingredienti presenti sul bancone davvero molto invitanti… Salumi di vario tipo, mozzarella, philadelphia, brie e altri formaggi, uova sode, pomodori secchi, melanzane, peperoni, salsa tonnata, salsa d’olive, crema di carciofi, insalata, pomodori e chi più ne ha più ne metta!

I panini “base” partono, in base alla dimensione del panino scelto, da un costo di 2.80 € a 4.20 € e comprendono quattro diversi ingredienti. Per ogni ingrediente in più si paga 0,50 €.
I costi non sono bassissimi, anche se, considerando che un misero panino col prosciutto in un qualunque forno (in questa zona) mi costa 2 €, devo dire che la bilancia pende sicuramente a favore di una bella pagnotella ultraripiena!

E’ possibile anche scegliere un piatto freddo. In particolare, oltre alle insalate, c’è riso, farro o pasta lessata senza condimento, sulla cui base potrete creare una bella insalatona di pasta fredda, sempre scegliendo tra i mille ingredienti a disposizione. Il costo di un qualunque piatto freddo è di 4 €.

Riporto dalla locandina del locale: “Il pane è fatto a mano, senza l’ausilio delle macchine, rispettando l’antico procedimento di lievitazione naturale di 24 ore, senza l’aggiunta di prodotti chimici”. Di sicuro posso dire che nonostante la dimensione del panino, la digeribilità è ottima.

Pansito è aperto anche la sera (ci si potrebbe fare una tappa prima o dopo un film al cinema Adriano) e, molto importante, accetta i buoni pasto.

3 cappelli e mezzo


Pansito
via G.G. Belli 43/45 (via Cicerone)
Tel. 0632110644