29 Lug

Cuoricini alla panna

Mi piace molto regalare questi biscottini, magari dopo una cena a casa mia per non mandare via gli ospiti a mani vuote, oppure sotto le feste natalizie quando vado a fare gli auguri a casa di qualcuno, utilizzando forme più adeguate all’occasione.

E’ un impasto molto simile alla pasta frolla, ma in realtà questa ricetta è quella delle Macine del Mulino Bianco (quelle che stampavano – non so se lo fanno ancora – sulla confezione), che sono tra i miei biscotti preferiti.
Ricordo interi pomeriggi, quando ero alle superiori, passati a mangiare questi biscotti, magari spalmati di Nutella!!
Altri tempi… ora basta annusare un barattolo di nutella e si mettono su 2 chili, figurarsi a mangiarci insieme questi leggerissimi biscottini a base di burro…

Cuoricini alla panna

Ingredienti:

  • 500 g farina 00
  • 50 g fecola
  • 150 g zucchero a velo
  • 200 g burro a temperatura ambiente
  • 1 uovo
  • 5 cucchiai di panna fresca
  • 1 bustina di lievito
  • un pizzico di sale

La ricetta originale prevedeva metà burro e metà margarina, ma io cerco di evitare di usarla e utilizzo solo il burro.

La realizzazione è davvero semplice: tutti gli ingredienti vanno lavorati insieme, formando un composto liscio e facilmente lavorabile (tipo pasta frolla appunto).
Una volta pronta, stendo una sfoglia alta circa mezzo centimetro e con uno stampo (stavolta ho usato quello a forma di cuore) realizzo i biscotti, sistemandoli poi su una placca ricoperta da carta forno (non serve imburrare vista la quantità di burro già presente…).

Infine, basta infornare per un quarto d’ora a temperatura non troppo alta.

Cuoricini alla panna
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Con questi cuoricini partecipo alla raccolta di Bicece sulle ricette di biscotti o dolcetti da regalare.

28 Lug

Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti

Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria GorettiPovera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti
Giordano Bruno Guerri

Bompiani, 2008

Prezzo: 12 €

Ammetto di avere un po’ un debole per queste opere classificate come “anticlericali”, ma questo libro, che tanto ha fatto discutere nel 1985 (anno della sua prima pubblicazione), merita davvero molta attenzione.

La storia è quella di Maria Goretti, bambina di 12 anni che nel 1902 fu uccisa dal ventenne Alessandro Serenelli per la sua reazione a un tentativo di stupro.
In seguito a varie vicende, analizzate nel dettaglio da Giordano Bruno Guerri, Maria Goretti fu proclamata santa nel 1950 da papa Pio XII.

Il libro analizza innumerevoli documenti e conduce un’interessantissima analisi storica di quella che era la vita nelle paludi pontine negli anni a cavallo tra l’800 e il ‘900. E già questo sarebbe bastato a conquistare tutta la mia attenzione, in quanto sono sempre stata molto affascinata dalla storia di questo territorio (in cui sono nata e vissuta), che solo ieri era palude e aveva uno stile di vita così primitivo e povero.
Ma questa analisi è finalizzata a contestualizzare le vicende che hanno portato alla morte di Maria, all’arresto del suo assalitore e, soprattutto, alla canonizzazione della giovane.

Il saggio non esclude di analizzare i comportamenti di ogni personaggio intervenuto in questa storia, di evidenziare i vantaggi (poco miracolosi) che molti hanno ottenuto, e di analizzare tutti i particolari, compresi quelli relativi alla scelta di un’iconografia della Santa così lontana dalla realtà.
Viene portato alla luce come la realtà storica fosse così lontana da quella dipinta anni dopo il delitto, per influenze di vario tipo provenienti dall’esterno, da chi aveva conosciuto Maria, madre e assassino compresi.
La giovane viene idealizzata come donna già fatta, bellissima e molto pia e per confermare queste descrizioni, si arriverà addirittura a spostare di un anno la data della sua prima comunione, per giustificare che nella sua breve vita ella abbia ricevuto la comunione solo altre 3 volte (di cui una in punto di morte).
Si falsificheranno le testimonianze, si invalideranno processi per istruire meglio i testimoni, si cambieranno più volte le carte in tavola (Maria ha gridato “Si, si, si” per evitare il martirio, “No, no, no” per far desistere il suo assalitore o “Ih, ih, ih”, sillaba individuata come espressione di stupore e ribrezzo???)…

Guerri racconta tutto con attenzione e partecipazione umana al dramma di Maria e Alessandro, ma nello stesso anno dell’uscita del libro, verrà istituita una Commissione di studio dalla Congregazione per le cause dei santi che dopo attente analisi pubblicherà un elenco di 79 errori che avrebbe commesso lo studioso.
In questa nuova edizione Guerri risponde con grande precisione a ogni appunto mosso dalla Chiesa, lanciando nuovi interrogativi e accuse e traendo delle conferme a quelle che inizialmente erano solo ipotesi.

Lo stile del racconto è molto coinvolgente e, nonostante sia un saggio, conquista come un romanzo.
Una lettura che fa davvero pensare.

28 Lug

Codice di sangue

Codice di sangueCodice di sangue,
Donald Harstad

Piemme, 2005

Prezzo: 4.90 €

Edie viene trovata morta in una vasca da bagno senza più una goccia di sangue nelle vene. E’ questo il mistero che il vicesceriffo Houseman dovrà svelare.

La storia sembra assurda: vampiri, suicidi che si rivelano omicidi, strani personaggi
In realtà l’intreccio regge molto bene e la storia subisce gli effetti, davvero positivi, di un narratore che conosce bene l’ambiente criminoso in cui si muove, in quanto è stato sceriffo della contea di Clayton nell’Iowa.

Il libro è ben scritto e le azioni intraprese vengono spiegate e sono quindi comprensibili anche per un pubblico “profano”, abituato solo ad immaginare azioni di polizia molto televisive e poco realistiche.

Un bel thriller!

28 Lug

Torta di carote

Questa torta è stata la prima che io abbia mai provato a fare, una quindicina d’anni or sono, per cui le sono molto affezionata. 🙂
Per molto tempo non ho potuto far altro che questa, perchè mi veniva puntualmente richiesta ad ogni occasione mangereccia.

La ricetta originale l’avevo trovata su un ricettario della Cameo con delle bellissime foto a colori che per me era una vera e propria fonte di ispirazione e quindi ve la ripropongo volentieri.

Torta di carote e mandorle


Ingredienti:

  • 150 g. di farina 00
  • 100 g. di amido di frumento (frumina)
  • 300 g. di carote già pulite
  • 100 g. di mandorle
  • 180 g. di zucchero
  • 3 uova
  • 150 g. di burro a temperatura ambiente
  • la buccia grattugiata di 1 limone non trattato
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • zucchero a velo

Lavate per bene le carote e pulitele. Asciugatele bene con un panno e mettetele nel mixer per tritarle, unendo anche le mandorle e, infine, lo zucchero.

Montate a neve ben ferma gli albumi delle 3 uova e mettete i tuorli in un’altra ciotola, unendovi anche il burro e mescolando energicamente. Ottenuta una bella crema, unite anche la farina, setacciata con la frumina e il lievito, e dopo un po’ anche il composto di carote e mandorle.
Infine, amalgamate gli albumi montati a neve, facendo attenzione a non far sgonfiare il composto.

Versate il tutto in uno stampo per dolci imburrato e infarinato e infornate (in forno già caldo) a 180° per una cinquantina di minuti.

Io decoravo sempre la torta con delle carotine di zucchero (proprio della Cameo) molto carine, ma stavolta ne ho fatto a meno.

Torta di carote e mandorle

Ho trovato una versione di questa ricetta sul forum di Giallo Zafferano, da cuocere nel microonde! Ve la segnalo, così se non avete molto tempo potete provarla: http://www.giallozafferano.it/forums/dolci/1066-torta-di-….
Io l’ho fatto ed è venuta benissimo… certo al forno tradizionale ha un qualcosa in più, ma per fare velocemente un buon dolce per la colazione va benissimo il microonde!

25 Lug

Gateau monoporzione

Il mitico gattò di patate, chiamiamo le cose col loro nome, è davvero un classico della nostra cucina. Un piatto unico che in realtà unico non lo è praticamente mai (lo possiamo chiamare secondo?), ma che in questa mini versione possiamo considerare anche come un ricco contorno.

Gateau di patate monoporzione

Ingredienti (per 9 piccoli gateaux):

  • 3 grosse patate
  • 1 uovo
  • 5 cucchiai abbondanti di parmigiano
  • un bicchiere di latte
  • prosciutto cotto o mortadella
  • 1 fiordilatte o provola
  • pane grattugiato

Lessate le patate in acqua bollente, fatele raffreddare, sbucciatele e passatele al passapatate.
Mettetele in un grossa ciotola e aggiungete il parmigiano, l’uovo e il latte, mescolando e amalgamando il tutto. Io non aggiungo sale, in quanto il resto degli ingredienti è sufficiente ad insaporire.

Tagliate a dadini il prosciutto cotto o la mortadella e il formaggio (tipo fiordilatte o provola) e preparate gli stampi. Io ho utilizzato stampi in silicone per muffin, per cui non ho imburrato, ma se utilizzate stampi diversi, ricordatevi di imburrarli per bene e di cospargerli di pangrattato.

A questo punto, mettete un paio di cucchiai abbondanti del composto di patate sul fondo degli stampini, mettete al centro qualche cubetto di formaggio e di prosciutto e ricoprite con il restante composto di patate.
Cospargete, infine, il tutto con il pangrattato.

Infornare per una mezz’ora ad alta temperatura, sformate e servite.

Gateau di patate monoporzione
24 Lug

Calzoni di crepes

Questi calzoni sono venuti fuori in modo del tutto casuale. Volevo fare sì delle crepes, ma con altri ingredienti e un’altra forma, ma poi, non ho ancora capito bene come sia successo, ecco il risultato: 

Calzone di crepes

 

Vabbè, carino lo stesso no? E soprattutto molto buono.
Il fatto è che alla fine in frigo ho trovato un bel pezzo di prosciutto cotto arrosto aromatizzato con erbette varie e della provola e a quel punto non potevo non utilizzarli come ingredienti di queste crepes.
Per quanto riguarda la forma, invece, è che alla fine non ho cotto queste crepes in padella, nel modo tradizionale, ma… in forno!

Insomma… ora vi spiego per bene.

Ingredienti (per 2 persone):

  • 1 uovo
  • mezzo bicchiere di farina (più o meno della grandezza di un bicchiere di carta)
  • 1 bel bicchiere di latte
  • un pizzico di sale

Per il ripieno potete usare quello che preferite. Io ho messo:

  • due belle fette spesse di prosciutto cotto arrosto aromatizzato tagliato a dadini
  • due belle fette di provola tagliate a dadini
  • piselli
  • 4 cucchiai di parmigiano

Mettete in una ciotola con i bordi alti la farina, un pizzico di sale e il latte. Mescolate per bene gli ingredienti con una frusta fino ad ottenere un composto molto liscio, senza grumi, e aggiungete l’uovo intero, continuando ad amalgamare il tutto.
Lasciate riposare una mezz’oretta al fresco e poi cuocete le crepes.

Mentre l’impasto riposa, preparate gli altri ingredienti: cuocete i piselli, tagliate a dadini il formaggio e il prosciutto.

A parte il metodo tradizionale (in una padella antiaderente, con un filo d’olio, mettete una piccola quantità di pastella distribuendola su tutto il fondo e cuocete entrambi i lati), ieri ho voluto provare a farle in forno, visto che era già acceso.
Ho utilizzato uno stampo di silicone di 28 cm di diametro (col fondo liscio) e ho distribuito uniformemente la pastella.
Ho infornato a temperatura alta e, appena ha iniziato a colorirsi, ho tirato fuori la prima crepe, che si è staccata con molta facilità dal fondo.
A questo punto ho infornato la seconda crepe.

Ho iniziato a farcire la prima crepe con un pò di prosciutto, i piselli e la provola, spolverando poi con abbondante parmigiano. Ho richiuso, infine, la crepe come un calzone.
Nel frattempo si è colorita anche la seconda crepe e ho farcito anche questa.

Pronti i due calzoni, li ho messi di nuovo nel forno per 7-8 minuti e poi li ho serviti, caldi caldi.

Calzone di crepes
23 Lug

Alta Fedeltà

Alta fedeltàAlta fedeltà
Nick Hornby

Guanda, 1999

Prezzo: 8 €


Rob Fleming è il classico trentenne che ha paura di crescere e affrontare le sue responsabilità di uomo maturo.
Gestisce un negozio di dischi (vinile!) insieme a due coetanei molto simili a lui e il suo passatempo preferito è stilare classifiche delle top 5 di libri, musica, film… e anche ragazze!
Infatti il libro si apre proprio con la classifica delle 5 storie che più gli hanno lasciato il segno, a partire dalla sua prima ragazza.

La storia prende il via da un evento che sconvolge la sua vita tutto sommato tranquilla: la sua attuale compagna lo lascia e va via di casa, senza un apparente motivo, e questo sarà lo spunto per una serie di riflessioni sulla sua vita e sul fallimento (?) delle sue aspirazioni del passato.

Rob, infatti, sembra un uomo senza ambizioni, che tira avanti col suo piccolo negozio con difficoltà economiche, mentre la sua ragazza è un avvocato che è passata da piccole cause a lavori sempre più importanti, modificando anche il suo modo di vestirsi e pettinarsi e “tradendo” (secondo Rob) ciò in cui credeva.

La storia di Rob, dei suoi amici, della sua famiglia è raccontata da Hornby con la solita ironia e con il caratteristico humour inglese.
Diverte, narrandoci esperienze e sentimenti comuni a molti trentenni nostri contemporanei, le paure e le ansie proprie del nostro mondo e le difficoltà a legarsi e a trovare la “persona giusta”.
Il tutto è condito da una sapiente colonna sonora che accompagna ogni momento saliente del romanzo e dallo stile inconfondibile di Hornby.

22 Lug

La donna che non poteva essere qui

1424105983.jpgLa donna che non poteva essere qui
Guillaume Musso

Sonzogno, 2006

Prezzo: 8.50 €

Ok, già il titolo avrebbe dovuto farmi capire, ma la recensione sulla quarta di copertina un po’ mi aveva incuriosito, c’era un bell’adesivo Best Seller appiccicato sopra e il prezzo in offerta a 3.50 € ha fatto il resto.
Come avrete capito, La donna che non poteva essere qui non m’è piaciuto. Per niente.

**Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.**

Il protagonista è Sam, un medico vedovo, la cui moglie si è suicidata senza un apparente motivo (in fondo che ce n’importa a noi, no?) mentre aspettava il suo primo figlio.
Un personaggio irreale, perchè nato e cresciuto in un quartiere malfamato di New York, che pare abbia fatto cose terribili in gioventù (ma sempre e solo per il suo grande amore – sig), ma nonostante questo viene descritto come un bamboccione che dopo un anno dalla morte della moglie non trova più un senso nella sua vita e si butta a capofitto nel lavoro.
Ma si sa, l’amore è sempre dietro l’angolo e il nostro bel dottorino “s’incontra e si scontra” (citazione solo per dotti: chi non la capisce è out) con una francesina (Juliette) che casualmente proprio un paio di giorni dopo deve tornare in Francia per sempre.
Nonostante l’amore travolgente, per altro condito da finzioni e bugie (naturalmente ancora una volta del tutto ininfluenti sulla trama), lei decide di partire comunque, salvo ripensarci all’ultimo secondo, scendendo dall’aereo che dopo poco esploderà.

(segue insieme dei pensieri degli ultimi istanti di vita di alcune delle persone morte nell’incidente… mah!)

Ma questo è solo l’inizio…
Come in Final Destination, ci viene ricordato che non si può fuggire alla Morte e se il destino ha deciso che dobbiamo morire, non c’è niente da fare: nemmeno il più grande amore può salvarci!
Il romanzetto rosa si tinge di horror? Macchè… magari! I toni restano quelli pacati e insulsi di prima.

Ma un po’ di fantasy non lo mettiamo nel caldarone? Eccolo qua: spunta fuori un bel fantasma panterona, poliziotta morta 10 anni prima lasciando una figlia di 5 anni, con delle notizie bomba dal futuro. Incredibilmente Grace è fornita di anima, corpo e anche borsetta con soldi, documenti e foto lasciati un decennio prima in questo mondo.
La poliziotta ha una missione: deve portare Juliette nel mondo dei morti e portare a compimento il suo destino.

Ma c’è qualcosa che sfugge (fosse solo questo…) come mai è stata scelta Grace per questa missione ingrata?
Incredibile: è stato proprio Sam ad uccidere Grace, per errore, privando la sua bambina della madre e destinandola a un orribile destino.
Ma Sam si riscatta egregiamente e salva la ragazza ormai grandicella (che stava per essere usata come bomba umana in un parco pubblico – ma sì! -), conquistando la gratitudine di Grace, che alla fine deciderà di lasciare che i due piccioncini vivano la loro storia d’amore.

Ma… non si era detto che il destino non può essere cambiato?? E chi è Grace (che non ricorda nulla dei dieci anni in cui è stata morta e non conosce nemmeno chi le ha affidato la missione) per decidere di lasciar vivere Juliette?
Se fosse un filmetto horror mi aspetterei un secondo capitolo in cui uno spettro ben più deciso fa fuori la donzella.

** fine dello spoiler **

Insomma, trama con grandissime lacune, temi più o meno importanti buttati là senza un legame evidente, personaggi del tutto irreali, storia assurda. Scrittura scorrevole, ma davvero non basta.
Pare che Musso abbia scritto anche altri libri… ma non penso che ne troverete la recensione su questo blog!

21 Lug

Ristorante Laurus

be91b6b67ad2564fe95a7e072f34191e.jpgSempre nel cuore del quartiere Prati, a due passi da piazza Cavour, si trova il ristorante Laurus.

Lo segnalo in questa sezione perchè l’ho sperimentato solo con i menu del pranzo e non so quali differenze ci possano essere con la cena.
I menu di cui parlo sono:

  • buffet, con due primi (a scelta), verdure, secondi, frutta e acqua) a 10 €
  • menu con bistecca, contorno e bevanda a 9.50 €
  • menu con petto di pollo alla griglia, contorno e bevanda a 8 €
  • menu pizza, con bevanda a 7 €
  • menu insalata, con bevanda a 8 € (su quest’ultimo prezzo non sono sicurissima)

Tra tutte queste opzioni penso che la migliore sia sicuramente la prima, perchè, anche se poco più costosa delle altre, permette di scegliere tra un’offerta abbastanza ampia e di fare un pasto completo, alzandosi più volte a riempire il piatto senza limitazioni.

Gli altri menu sono forse un po’ costosi in relazione alle quantità.
Soprattutto l’insalata ha deluso, in quanto era composta quasi esclusivamente da verdura con un minuscolo pezzo di tonno.
La pizza, invece, è la classica romana (e qui il mio giudizio può risultare alterato dalla mia scarsa propensione verso questo tipo di pizza) ma posso dire che gli ingredienti mi sembravano buoni.

Il personale è cortese e l’ambiente risulta tranquillo, per cui è piacevole trascorrere qui il tempo della pausa pranzo per rilassarsi un po’.

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Ristorante Pizzeria LAURUS
Via G.G.Belli 33/35
Tel/fax 06 3221031
http://www.ristorantelaurus.com/

19 Lug

La Pinta – Pub

Chi ha avuto modo di “bazzicare” Terracina, avrà senz’altro sentito parlare (e ci sarà anche andato) del pub The Brave (in via Basilicata, 4), un punto di riferimento per i giovani da ormai una decina d’anni.
Da poco più di un anno, l’ottima gestione del Brave ha raddoppiato i consensi, aprendo un nuovo pub in una zona centralissima (via del Porto, 20), vicino al cinema Traiano.

Se The Brave è caratterizzato da uno stile medievale, sia nell’arredamento che nel menu, nel caso de La Pinta lo stile è da galeone del Seicento. Il locale è spazioso e arredato interamente in legno, il servizio veloce e cortese, il menu molto ampio.
I piatti tra cui scegliere sono infatti più numerosi che al Brave, in quanto, a differenza di quest’ultimo, oltre ai panini, dolci e stuzzichini si offrono anche primi piatti e secondi a base di carne.

I primi non sono niente male (come nel caso dell’Ostro: pasta con carciofi, speck e panna), i secondi abbondanti (ad esempio, il piatto Barbanera: salsiccia, hamburger e tantissime patate fritte), gli antipasti ottimi e più che antipasti rappresentano veri e propri piatti completi (Scorrevole: un piattone di salumi, formaggi e bruschette al pomodoro).
Voglio però segnalare anche le polpette di melanzane fritte, che sono davvero buonissime 🙂
Quelli che ho fatto sono, comunque, solo alcuni esempi dell’ampia scelta del menu, costituita da molti prodotti locali e corredata da ottime birre.

Il suggerimento che posso dare è di non esagerare con le ordinazioni, in quanto le porzioni sono davvero abbondanti!

I prezzi, infine, sono ottimi: un piatto completo come quelli che ho elencato prima costa in media 6 € per cui per una cena comprensiva di birra o bibita non spenderete più di 10 € a persona.

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Birreria Pub La Pinta

via del Porto, 20
Terracina