20 Ago

Couscous freddo per l’estate

Eccomi qua… anche io come la maggiorparte dei blogger sono in ferie! Pensavo che sarei riuscita comunque a tenere aggiornati i miei tre bloghetti ma mi sono lasciata prendere anche io da una certa antipatia per il pc e così posto col contagocce.

In più sono fuori casa (sono al mare ospite dai miei a Terracina) e non riesco tanto a spignattare. per cui niente di nuovo per Mani in pasta!
Ma ieri sera ho potuto tirar fuori questa semplicissima, velocissima e freschissima ricettina: un piatto freddo di couscous condito col pesto e pomodorini al tonno.

Couscous al pesto con pomodorini al tonno

Ingredienti per 4/5 persone:

  • 500 gr di couscous
  • pesto genovese (una quantità pari a circa un bicchiere di carta bello pieno)
  • una quindicina di pomodorini pachino
  • una scatoletta di tonno

Versate in una pentola un volume d’acqua pari a quello del couscous che volete preparare (bicchiere di couscous –> 1 bicchiere d’acqua) e mettete sul fuoco, portando a bollore.
Appena l’acqua bolle, spegnete la fiamma, versate un bel cucchiaio d’olio e tutto il couscous.
Mescolate bene il tutto e coprite la pentola con un coperchio per 5 minuti.

Mentre aspettate che l’acqua bolle, potete lavare i pomodorini e togliere la parte superiore. Scavateli leggermente col coltello, formando delle piccole ciotoline. Scolate il tonno e riempite con esso i pomodori.

Passati i 5 minuti di riposo necessari al couscous, scoperchiate e condite col pesto, mescolando per bene e sgranando con una forchetta.

Oleate per bene uno stampo da ciambellone e versate il composto all’interno, pressando un po’ con un cucchiaio per dare la forma. Coprite con la pellicola e mettete in frigo almeno un paio d’ore.

Per servirlo, sformatelo e mettetelo su un piatto da portata, decorando con i pomodorini al tonno.

Couscous al pesto con pomodorini al tonno

PS: il couscous avanzato (poco) lo abbiamo accompagnato alle melanzane a funghetto. Buonissimo!

18 Ago

Firmino

FirminoFirmino
Sam Savage

Einaudi, 2008

Prezzo 14 €

Questo libro ha suscitato grandi entusiasmi tra i lettori di tutto il mondo e quindi, come sempre, alla curiosità di leggerlo per capirne il successo si è associata una certa diffidenza.

Appena ho iniziato Firmino, però, sono stata conquistata dallo stile utilizzato, davvero piacevole e scorrevole.
Il narratore è un ratto che racconta la storia della sua breve vita. Ciò che stupisce è il suo modo di parlare: forbito nell’esprimersi, anche quando riferisce concetti molto semplici, come possono essere i pensieri di un ratto.
Ma Firmino non è un animale qualunque: è l’ultimo di una nidiata di tredici cuccioli e per sopravvivere alla sopraffazione dei suoi fratelli, che non gli permettono di nutrirsi del latte materno, inizia a mangiare le pagine di un grosso libro.
In effetti, l’allegra famigliola ha la sua tana in una grossa libreria di Boston e, quando Firmino inizierà a esplorare il suo nascondiglio, assaggerà nuovi volumi fino a capire che oltre che nutrirlo nel corpo, quei libri costituiranno per lui un nutrimento spirituale, che gli permetteranno di evolversi e di distinguersi sempre più dai suoi simili, assomigliando invece, soprattutto nei sentimenti, agli esseri umani.

E come gli umani, Firmino ha le sue passioni, oltre che per la letteratura, anche per il cinema e le “bellezze” (donne che osserva sui manifesti in strada, nei vecchi film in bianco e nero e nel cinema a luci rosse del quartiere), e si infatua prima del libraio e dopo di uno scrittore stravagante.

Il nostro protagonista idealizza molto questi personaggi e rimane profondamente deluso e ferito quando il libraio proverà ad avvelenarlo, dopo essersi accorto della presenza di un ratto nella sua libreria. Firmino, infatti, si identifica totalmente con i tanti personaggi dei libri che ama e non ha un’idea di se stesso conforme al suo reale essere, finendo addirittura per odiare la sua immagine pelosa riflessa allo specchio.

L’atmosfera del racconto è malinconica e sembra di ascoltare una lunga melodia jazz: quasi ipnotizza con lo scorrere delle parole e delle frasi.
Fin qui i lati positivi del libro. Ed ora il lato negativo. Uno solo ma importantissimo: la storia non regge. Non so, ma si arriva alla fine della storia e ci si chiede: e quindi? Dove siamo andati a parare?

Non mi ha convinto. Buona idea, buono stile ma storia debole.

Per ascoltare le prime pagine del libro: http://www.radioalt.it/radioalt/spaziolibri.asp?id=1337

13 Ago

Il caso dei libri scomparsi

Il caso dei libri scomparsiIl caso dei libri scomparsi
Sansom Ian

Tea, 2008

Prezzo: 10.00 €

Un libro simpatico, adattissimo per una lettura sotto l’ombrellone. L’autore, Ian Sansom, è inglese e scrive infarcendo il racconto con il tipico humour che ben conosciamo, anche se a volte forse risulta un po’ forzato.

Si racconta di un bibliotecario londinese, Israel Armstrong, che accetta un nuovo incarico nella piccola cittadina di Tundrum in Irlanda del Nord. Si accorge presto che il posto non ricorda nemmeno lontanamente la “civiltà” a cui è abituato e dovrà fare i conti con il carattere scorbutico degli abitanti, con i pettegolezzi che si diffondono a macchia d’olio (tipici di un piccolo paese) e con una permanenza forzata in un pollaio.
Inoltre, il lavoro si prospetterà ben diverso da quello che gli era stato proposto: la biblioteca è stata chiusa e lui dovrà diventare biliotecario su un bibliobus.

Deciso ad andarsene immediatamente, si troverà invischiato in un grosso mistero da risolvere: la scomparsa di tutti i quindicimila volumi della biblioteca. Diviene così “investigatore per caso” e si troverà a dover affrontare gli interrogatori dei principali sospettati e la raccolta di indizi per rimettere insieme il puzzle di questo furto.
L’incontro con queste persone così diverse da lui e così lontane dal suo modo di vivere, dà vita a divertenti scenette e sono il succo del racconto, forse più che la trama principale.

La lettura di questo libro non è filata proprio liscia quanto immaginassi. Lo stile, nonostante gli argomenti leggeri affrontati, risente di diversi rallentamenti e la storia lascia il lettore con alcuni interrogativi su fatti secondari non spiegati.
So che questo libro è il primo di una serie sulla “libreria circolante“, per cui forse per le spiegazioni si dovrà attendere i prossimi volumi…

12 Ago

La ragazza delle arance

La ragazza delle aranceLa ragazza delle arance
Gaarder Jostein

Longanesi, 2004

Prezzo: 14.60 €

Mi piacciono molto gli autori scandinavi: immergono i loro racconti in un’atmosfera fiabesca e onirica che fa sognare al lettore un mondo ovattato ma ricco di sentimenti forti e caldi, in contrasto con il paesaggio freddo e spesso innevato in cui sono ambientati.
La ragazza delle arance di Jostein Gaarder (l’autore del più famoso Il mondo di Sofia) non è da meno.

**Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.**

Jan Olav è molto malato e sa di dover morire presto. Per questo, decide di lasciare una lunga lettera al suo bambino di 3 anni, facendo in modo, però, che lui la trovi solo quando sarà più grande.
Georg Røed, infatti, la leggerà a quindici anni, quando sua madre nel frattempo si è legata a un altro uomo ed è riuscita a ricostruirsi una vita.

Questa lettera è indirizzata a Georg, ma in realtà è una bellissima lettera d’amore verso la ragazza delle arance, donna di cui lui si innamorò follemente e di cui perse le tracce, finchè non la ritrovò dopo lunghe e difficoltose ricerche.
Il racconto di questa caccia all’amore perduto è intenso e anche divertente quando il giovane Jan Olav si lascia andare a fantasiose elucubrazioni per giustificare alcuni misteri che non riesce a spiegarsi.
In tutto il racconto Jan chiamerà in causa suo figlio e gli porrà degli interrogativi a cui lui cercherà di rispondere.
Fino a quello più importante, su cui Georg dovrà meditare a lungo prima di dare una risposta:

“Immagina di trovarti sulla sogli di questa favola, in un momento non precisato di miliardi di anni fa, quando tutto fu creato. Avevi la possibilità di scegliere se un giorno avresti voluto nascere e vivere su questo pianeta. Non avresti saputo quando saresti vissuto, e non avresti neppure saputo per quanto tempo saresti potuto rimanere qui, ma non si trattava comunque che più di qualche anno. Avresti solo saputo che, se avessi scelto di venire al mondo un giorno, quando i tempo fossero stati maturi, come si dice, o ‘a tempo debito2, allora un giorno avresti anche dovuto staccarti da esso e lasciare tutto dietro di te. Forse questo ti avrebbe ferito violentemente, poichè molte persone pensano che la vita in questa grande favola sia così meravigliosa che vengono loro le lacrime agli occhi al solo pensiero che un giorno debba finire. Può essere tutto così bello qui, che fa un male terribili pensare che prima o poi non ci saranno più altri gironi da vivere. […] Cosa avresti scelto, Georg, se ci fosse dunque stata una potenza superiore che ti avesse lasciato questa scelta. In questo ruolo, nella grande e misteriosa favola, possiamo forse immaginarci una fata cosmica. Avresti scelto di vivere un girono una vita sulla terra, breve o lunga, dopo centomila o cento milioni di anni? […] Oppure avresti rifiutato di partecipare a questo gioco perchè non accettavi le regole?”

** fine dello spoiler **

Un libro commovente, romantico ma anche divertente e ricco di serenità, quella propria di una persona che, pur se sul punto di morire, sa di aver ricevuto dalla vita il dono meraviglioso dell’amore.