26 Set

Una panchina per… – Prima sfida creativa di Leggendo Leggendo: I vostri lavori!

Iniziano ad arrivare i lavori dei lettori di Leggendo Leggendo…, per cui cercherò di tenere aggiornato questo post con l’elenco dei partecipanti alla sfida Una panchina per… e i link dei contributi inviati.

Continuate a inviarmi i vostri contributi lasciandomi il link nei commenti del blog, se Sfida Una panchina per...pubblicate i lavori su un vostro sito, oppure tramite la mail unapanchinaper@gmail.com, se non avete un sito o un blog.
Per leggere tutte le “regole” della sfida leggete qua: Una panchina per

24 Set

Prima sfida creativa di Leggendo leggendo…

Una panchina per... Prima sfida creativa di Leggendo Leggendo...

Come promesso… ecco la sfida che vi propongo!

L’idea prende spunto dal bellissimo libro di Beppe Sebaste Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne.
Ho pensato di creare un libretto in PDF con una raccolta di lavori inediti che abbiano come tema le panchine. Può trattarsi di racconti, poesie, composizioni di vario tipo e anche fotografie, che affrontino questo argomento in modo creativo.
La raccolta sarà poi pubblicata su Leggendo Leggendo…

Per capire meglio le tante sfaccettature di questo tema, potete farvi un’idea dal post precedente (http://leggendoleggendo.myblog.it/archive/2008/09/24/panchine-come-uscire-dal-mondo-senza-uscirne.html) oppure leggere il libro citato.
Naturalmente ogni ulteriore idea verrà apprezzata e presa in considerazione!

Se avete un blog, potete pubblicare un post e poi mandarmi il link su un commento a quest’iniziativa.
Nel vostro post dovete inserite anche il link e l’icona della sfida “Una panchina per…”.

Nel commento che inserirete su Leggendo Leggendo… indicate:

  • il vostro nome
  • l’indirizzo del vostro blog
  • il titolo del vostro lavoro
  • la vostra città (facoltativo)

Se invece non avete un blog, potete inviarmi i vostri lavori all’indirizzo unapanchinaper@gmail.com. Terrò aggiornata una sezione del blog con tutti i lavori che mi arriveranno.

Nella mail indicate:

  • il vostro nome
  • il titolo del vostro lavoro
  • la vostra città (facoltativo)

Si può partecipare con più lavori.
I lavori verranno accettati, e quindi pubblicati, fino al 30 ottobre 2008.

 

AGGIORNAMENTO DEL 28/10/2008: La scadenza per l’invio dei contributi è posticipata al 16 novembre!

La decisione è stata presa in seguito alla pubblicazione dell’iniziativa anche su un gruppo di Facebook (indovinate come si chiama?? Una panchina per…), per dare a tutti coloro che sono interessati la possibilità di partecipare.

Vediamo se l’idea funziona 🙂

24 Set

Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne

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Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne
Beppe Sebaste

Laterza, 2008

Prezzo: 9,50 €


 

Era un po’ di tempo che giravo intorno a questo libro ma avevo paura di una delusione. Poi ho preso il coraggio a due mani e l’ho preso.

Il libro è invitante, piccolino, di quelli che puoi mettere nella borsetta. Il colore verde predominante ispira tranquillità. Il titolo è ispirato/ispirante: Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne.

Non sono arrivata nemmeno a pagina 20 che ho già messo diverse orecchie sulle pagine (si, sono una di quelle che fanno le orecchie sui libri. Lo ammetto. Il fatto è che odio sottolineare un libro e perdo sempre i segnalibri anche se ne ho un centinaio. E poi le orecchie danno al libro un’aria vissuta ma non troppo. Le mie sono piccole piccole, in alto sulla pagina, non disturbano e non fanno spessore).

[…] sulla mia panchina mi sentivo vivo e presente. È il potere delle migliori panchine, quando sono ben situate. Una buona panchina fa sentire al riparo chi vi si siede, e fa apparire il suo ozio come un’attività non soltanto legittima, ma di qualità superiore, da intenditore – un po’ come quando al ristorante uno ordina un piatto molto semplice e il cuoco gli fa capire di considerarlo un buongustaio […]. Una panchina perfetta è come una piega del mondo, non un luogo nascosto ma una zona franca, liberata o salvata, dove semplicemente sedersi è già in sé una meditazione”.

Per molti, che a stare seduti su una panchina provano imbarazzo, è l’immagine della provvisorietà, della precarietà, forse del declino. Stare in panchina, nel lessico attuale, è il contrario dello scendere in campo. Ma la panchina è l’ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo  gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio. La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. È il margine sopraelevato della realtà, vacanza a portata di mano. È anche il posto ideale per osservare quello che accade. […]

Sulle panchine si contempla dunque lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere il tempo, come leggere un romanzo”.

Questo rappresentano le panchine. E molto di più.

Meditazione, dunque, vacanza, libertà, vita nel senso più pieno del termine.

Ma anche simbolo politico, da quando sulle panchine siedono i “poveri”, e cioè gli anziani, gli extracomunitari, i disoccupati, coloro che vivono al margine della società, e quindi sono state messe al bando dalle varie amministrazioni comunali (di destra e di sinistra) che in diverse città hanno deciso di eliminarle, segarle, renderle scomode con sedili che impediscano di distendersi.

Valore gratuito, come non ce ne sono altri, in una società così consumistica che apprezza una sosta all’aperto solo se accompagnata da un caffè, un aperitivo, da una consumazione, insomma, che confermi il proprio status di clienti a tempo pieno.

Luogo di aggregazione? Si, ma solo per quelle persone che, come dicevamo, vivono fuori dai margini (“non c’è niente di meno marginale della questione dei margini”). Eppure solo pochi anni fa le panchine erano davvero il fulcro della vita di adolescenti e giovani che sapevano sempre dove trovarsi anche se non erano forniti di cellulari.

In fondo, vengo da una cittadina in cui quando ci si incontrava con una faccia nuova le si chiedeva: “ma tu a quale panchina appartieni?”, identificando la panchina con l’idea stessa di gruppo, comitiva. Non so se ancora oggi i ragazzi lo facciano, oppure se anche lì il bar, la sala giochi, il pub, la gelateria abbiano del tutto sostituito l’ultima possibilità di aggregazione gratuita rimastaci.

Le panchine che sento più mie?

I momenti di pace più intensi li ho provati su una panchina del lungomare, con un libro in mano, abbandonato solo per perdere per qualche istante lo sguardo all’orizzonte lasciandosi trascinare dai pensieri. Sceglievo la più isolata possibile (“alla ventiquattresima”, ultima traversa del lungomare di Terracina) per non essere disturbata dal passeggio o dal traffico di macchine e là ho preparato molti esami universitari a primavera e in autunno.

Poi c’è stata quella che io e Alessandro sceglievamo per passare le due ore e mezza (!!) di pausa pranzo al laghetto dell’Eur. L’avevamo soprannominato il nostro “angoletto zen”, perché assomigliava molto a uno di quei giardinetti con fontane dei monasteri buddisti. Aveva alle spalle una piccola montagnola di terra con delle scalette, era circondata da alberi e cespugli ed era vicino a una delle fonti che ricambiano l’acqua, per cui era piuttosto isolata e rilassante, anche grazie al rumore dell’acqua di sottofondo.

Poi ho abitato in un condominio con un giardino interno, con molti alberi e… panchine! Non ho visto mai nessuno sedersi là e penso che nessuno abbia nemmeno mai fatto caso al fatto che io invece ci andavo spesso. E poi in realtà le consideravo un po’ mie, in quanto, abitando al primo piano, le mie finestre e i miei balconi si affacciavano direttamente su quelle panchine.

E ora invece non ce l’ho una panchina. Ho provato quelle del paese in cui mi sono trasferita da poco, ma ancora non ho eletto la mia preferita. La ricerca continua!

21 Set

Melanzane "a barchetta"

Le melanzane “a barchetta” sono delle melanzane ripiene tipiche del sud Italia. Come sempre, le versioni della ricetta sono tante e io vi propongo quella della mia famiglia.

Melanzane a barchetta

Ingredienti (per 2 persone):

  • 2 melanzane lunghe
  • 6 pomodorini
  • 1 fetta di pane vecchio
  • 1 spicchio d’aglio
  • basilico, sale, olio, parmigiano q.b.

Tagliate le melanzane per il verso della lunghezza e svuotatele della polpa, facendo attenzione a non rompere la buccia.
Mettete la parte esterna in una pentola piena d’acqua bollente e fate bollire per almeno 5 minuti.
La polpa, invece, riducetela a pezzi molto piccoli e mettete sotto sale per far perdere un po’ del sapore amarognolo.
Fate a piccoli pezzi anche i pomodori e sbriciolate con le dita la mollica della fetta di pane.

In una ciotola unite i cubetti di melanzana, sciacquati del sale in eccesso, ai pomodori, il pane, del parmigiano e un pizzico di sale.
Ungete una teglia da forno con dell’olio extravergine d’oliva e sistemateci dentro le barchette di melanzane, riempiendole con il composto preparato.
Su ogni barchetta mettete una foglia di basilico e nella teglia ponete uno spicchio d’aglio.
Cospargete il tutto con un filo d’olio e infornate per un’oretta circa.

21 Set

Cannelloni

Un classico della cucina italiana: i cannelloni! Tipico piatto domenicale da pranzi in famiglia e dalle mille varianti, in base alle tradizioni familiari e regionali.

Questa che vi presento è la ricetta classica della mia famiglia, semplice e gustosissima.

Cannelloni

Ingredienti (per 6 cannelloni):

  • 6 rettangoli di pasta all’uovo fresca per lasagna
  • 400 gr di carne tritata
  • 100 gr di ricotta
  • 1 fiordilatte non troppo grande
  • passata di pomodoro
  • parmigiano
  • sale, olio, vino vino bianco e noce moscata q.b.

Tritate una cipolla e fatela soffriggere in una padella con dell’olio. Versate la passata e fate cuocere il sugo a fuoco lento.
Versate un filo d’olio in una padella e mettete a rosolare la carne tritata, sfumando con vino bianco dopo qualche minuto di cottura. Salate e terminate la cottura.
Preparate anche il fiordilatte, tagliandolo a pezzi piccoli.

Pronta la carne, fatela raffreddare e poi unite la ricotta, il fiordilatte, del parmigiano, poco sugo e la noce moscata.

Su ogni rettangolo di pasta mettete parte della farcitura e poi arrotolate. Sistemate uno affianco all’altro tutti i cannelloni in una teglia da forno sul cui fondo avrete messo qualche cucchiaio di sugo.
Infine, coprite i cannelloni col sugo rimasto e spolverate con parmigiano.

Infornate a forno ben caldo per almeno mezz’ora.
Servite caldi.

Cannelloni
21 Set

Cannelloni in crema di taleggio

Dopo la versione tradizionale, ecco una saporitissima variante.
Questi cannelloni sono farciti con funghi, piselli, mortadella e taleggio e sono conditi con una crema di taleggio.

Cannelloni in crema di taleggio

Ingredienti (per 6 cannelloni):

  • 6 rettangoli di pasta all’uovo fresca per lasagna
  • 200 gr di funghi
  • 100 gr di piselli
  • un pezzo di mortadella da 100 gr
  • 250 gr di taleggio
  • vino bianco, parmigiano, latte, sale, olio q.b.

In una padella, mettete a cuocere i funghi, precedentemente lavati e puliti ,in poco olio e vino bianco. A parte lessate i piselli e poi finite di cuocere insieme ai funghi.
Tritate la mortadella con il minipimer e tagliate tre quarti del taleggio a cubetti.
Mescolate in una ciotola i funghi con i piselli insieme al taleggio, la mortadella tritata e del parmigiano.

Farcite ogni rettangolo di pasta con parte di questo composto, arrotolate e mettete in una teglia da forno sul cui fondo avrete messo un filo d’olio.

Infine, sciogliete a bagnomaria il taleggio rimasto con un pò di latte e versate sui cannelloni metà di questa crema. Quindi, spolverate con del parmigiano e infornate per venti minuti/mezz’ora in forno ben caldo.
Prima di servire, cospargete con la crema di taleggio rimasta.

Cannelloni in crema di taleggio

Il vino che si intravede nella prima foto è un Cannonau di Sardegna delle Cantine di Santa Maria La Palma in Alghero “Le Bombarde” del 2006.

19 Set

Come un romanzo

Come un romanzo

Daniel Pennac
Come un romanzo

Feltrinelli, 2003

Prezzo: 6,50 €

Leggete un’anteprima del libro su Google Books!

Daniel Pennac esprime in questo libro tutto il suo amore per i libri e la lettura. Non è un punto di vista snob, che esalta i lettori contro chi non ama leggere, al contrario, afferma il sacrosanto diritto di non leggere e spiega perchè nel mondo moderno la lettura sia relegata a un ruolo del tutto secondario e spesso sia interpretata come un lusso.

“Leggere? Vorrei tanto, ma il lavoro, i bambini, la casa, non ho più tempo…”
“Come la invidio, lei, che ha tempo per leggere!”
[…] Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.)
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.

Si ricorda che la lettura era un regalo, un dono d’amore dei genitori verso i loro figli, quando la sera dedicavano loro del tempo prezioso per leggere delle storie, e per questo era amata e desiderata, mentre col crescere si è traformata in un obbligo e ci si è trovati sottomessi all’imperativo “bisogna leggere!“.
Da atto di amore e condivisione, diventa un qualcosa da cui fuggire e cercare scappatoie.

In argot francese leggere si dice ligoter, che vuol dire anche “incatenare”.
Nel linguaggio figurato un grosso libro è un mattone.
Sciogliete quelle catene e il mattone diventerà una nuvola.

Per far riacquistare il piacere della lettura ai giovani è fondamentale non chiedere niente in cambio, non porre domande, non chiedere se hanno capito, non dare compiti, non dare indicazioni biografiche, giudizi di valore, ecc.
Occorre lasciare che questo “piacere” ridiventi tale, che le emozioni fluiscano senza costrizioni, che la fantasia sia libera di creare il contesto più adatto.

Pennac, col suo stile inconfondibile, ci parla delle sue esperienze di ragazzo prima e di insegnante poi e ci lascia con un decalogo di “diritti imprescrittibili del lettore“, riabilitando molte persone che magari si sentivano in colpa solo perchè non sono riuscite a finire un libro o hanno preferito saltare una descrizione troppo noiosa pur di andare al punto che più le interessava.

I.    Il diritto di non leggere
II.   Il diritto di saltare le pagine
III.  Il diritto di non finire un libro
IV.  Il diritto di rileggere
V.   Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI.  Il diritto al bovarismo
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII.Il diritto di spizzicare
IX.  Il diritto di leggere a voce alta
X.   Il diritto di tacere

18 Set

Piadine con patate e scamorza affumicata

Le piadine sono davvero un’ottima soluzione quando si è a corto di tempo. Con quelle pronte, basta metterle al forno con qualche formaggio, del prosciutto o della mortadella o dei pomodorini e in 10 minuti si è a tavola.
Queste le ho fatte io, grazie al suggerimento della mia collega Isabella, e sono stata davvero sorpresa di scoprire che sono altrettanto veloci da fare e buonissime!

Ingredienti (per 6 piadine circa):

  • 300 gr di farina
  • poco meno di una tazzina di caffè riempita d’olio extravergine d’oliva (la ricetta originale prevede lo strutto…)
  • mezzo cucchiaino di sale
  • 120 ml di acqua

Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto liscio e molto elastico.
Ricavate delle palline di impasto e stendetele con un mattarello ottenendo delle sfoglie tonde sottili.
Riscaldare una piastra antiaderente senza aggiungere olio nè altri grassi e mettere sul fuoco la prima piadina per un paio di minuti, quindi girare e cuocere l’altro lato per altri due minuti.
Ripetere per ogni piadina.

Piadine

Farcitura:

  • 1 patata
  • scamorza affumicata
  • 3 cucchiai di parmigiano
  • sale q.b.

Naturalmente, questo è solo un suggerimento… ma a noi è piaciuto molto 🙂

Ho lessato la patata e l’ho schiacciata con lo schiacciapatate, ho mescolato il composto con il parmigiano e un pizzico di sale.
Ho steso l’impasto sulle piadine e ho aggiunto dei pezzi di scamorza affumicata.
Ho arrotolato le piadine e le ho ripassate 5 minuti al forno per far fondere il formaggio.

Servire calde!

Piadine
18 Set

Il piccolo principe

Il piccolo principe è un libro a cui sono molto legata e forse per questo non lo avevo ancora inserito nel blog. Ma ogni tanto rispunta fuori l’idea di parlarne e allora ho deciso di non farne una vera e propria recensione, così da tenerlo ancora ben custodito nell’angolo dei miei ricordi cari, ma di riproporvi quello che avevo scritto in una occasione per me molto importante: il mio matrimonio.

Il piccolo principe è stata infatti la bomboniera scelta per quel giorno, il piccolo dono che ho voluto fare a chi mi è stato vicino in quei felicissimi momenti, insieme a un segnalibro in argento realizzato da mia sorella (una piccola coccinella portafortuna) e un fiore di confetti di Sulmona.
Avevo in mente già da tempo di scegliere un libro come bomboniera, e la scelta è ricaduta quasi subito su questo gioiellino, così particolare perchè sotto le spoglie di una favoletta per bambini si nasconde un vero e proprio tesoro, da scoprire e interpretare più volte nel corso della propria vita. Ad ogni lettura, infatti, emergono nuove sensazioni, nuove emozioni e nuovi insegnamenti.

In occasione del mio matrimonio, naturalmente, scelsi di evidenziarne il messaggio d’amore ed è questo che vi ripropongo oggi, ma ognuno scelga liberamente la sua interpretazione.

In un nuovo omaggio a chi ci è più caro.
Paola e Alessandro - 13 maggio 2006

“L’essenziale è invisibile agli occhi…”

13 maggio 2006

Tutti voi conoscete di certo questo libro.

Noi l’abbiamo scelto come ricordo da donarvi in occasione del nostro matrimonio in quanto metafora dell’amore.

“Il Piccolo Principe” rappresentò per Antoine De Saint-Exupéry una prova d’amore per riconquistare la moglie, dopo un periodo di distacco.
Paragonandola alla rosa della storia, vanitosa, bugiarda, possessiva, tiranna e presuntuosa, volle dirle che, nonostante tutti i suoi difetti e forse proprio per questi, ella era diversa da tutte le altre perchè lui l’aveva scelta tra tante.

Il piccolo principe ama la sua rosa e quando vede altre rose dice loro che, mentre un passante non le distinguerebbe, ella è in realtà molto più importante perché lui l’ha innaffiata, l’ha messa sotto una campana di vetro per proteggerla, l’ha riparata col paravento, l’ha ascoltata lamentarsi, vantarsi o tacere.

Lei è la più importante “perché è la mia rosa” e il tempo perso per curarla l’ha reso responsabile di lei.

La volpe incontrata nel deserto spiega al piccolo principe che:

“Addomesticare vuol dire creare dei legami… tu non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini… Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

Spero che questa sia un’occasione per leggere nuovamente questo libro dedicato “ai grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati”.

Paola e Alessandro

La nostra bomboniera

17 Set

S.P.Q.R. Sacri e profani questi romani

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Giuliano Compagnano

Sonda, 2008

Prezzo: 12,50 €

 

 

Un ritratto ironico ma realistico di Roma e dei suoi coloriti abitanti. Giuliano Compagnano ci parla della nostra capitale, caratterizzata da pregi e difetti unici al mondo, immersa in una storia millenaria che si respira ad ogni angolo e di cui i suoi abitanti sono consapevoli (per loro Roma resta sempre caput mundi), ma anche alle prese con i problemi del mondo contemporaneo, come il traffico e l’inquinamento.

I romani vengono studiati da tutti i punti di vista, analizzando i loro miti (da Totti, a Gigi Proietti, da Andreotti a De Gregori), le loro passioni (il calcio in primis, con l’eterna contesa tra Roma e Lazio), le loro abitudini e i modi di fare, con uno stile divertente e anche un po’ irriverente.

Ma questa Roma è ritratta da un suo innamorato, che vede i suoi tanti punti deboli, ma riconosce le sue innegabili virtù. Quelli che i romani conoscono bene e che i visitatori sapranno apprezzare.