Non ci sarebbe bisogno di molte parole… il mio commento potrebbe essere solo: Buono buono buono!
Non so nel resto d’Italia, ma qui a Roma mangiare cinese vuol dire ingoiare cibo monosapore (essenzialmente glutammato) e pesante, spendendo meno che a una mensa universitaria.
Dimenticate tutto questo entrando al Green T.

Qualche tempo fa vi avevo già parlato del ristorante Ruyi in via Valadier, con piatti comunque molto al di sopra della media (sia come costo che come qualità ), ma con questo locale in zona Pantheon siamo decisamente al di sopra.
Il ristorante è molto carino, arredato con gusto e con alcuni pezzi di arredamento davvero irresistibili (in particolare ho messo gli occhi su un paio di sedie troppo belle).
I camerieri sono cortesi e da ristorante di un certo livello: accompagnano al tavolo, riempiono i bicchieri con l’acqua, aprono la porta all’uscita…
In questo post vi parlo solo del pranzo (a cena è sicuramente meglio da quel che so ma anche decisamente più costoso – costoso se si pensa ai classici cinesi, ma in fin dei conti con prezzi da ristorante italiano di qualità ): i menu sono diversi e si può scegliere tra un piatto unico (8 euro), un menu vegetariano (circa 12 euro) e uno di carne (14.50 euro).
In questi menu (tranne che per il piatto unico) è compreso anche il tè al gelsomino servito in più riprese durante il pranzo, quando il cameriere si accorgerà che avete finito il vostro bicchiere.
Il menu vegetariano e quello di carne sono serviti in vassoi che comprendono più piatti e sulla carta c’è specificato che non viene usato glutammato in nessun piatto.
Noi abbiamo provato quello di carne composto da un’ottima zuppa, del riso (con frittatina, carote, anatra e non so che altro…), delle carote e zucchine a vapore e un pollo davvero fantastico.
Non compreso nel prezzo sono invece l’acqua o altre bevande oltre al tè.
Piuttosto appagati dal pranzo non siamo riusciti a provare i dolci, pur se molto invitanti (abbiamo sbirciato il tavolo dei nostri vicini). Niente a che vedere con il classico “gelato fritto”!

Giudizio positivissimo su tutti i fronti insomma: qualità , cortesia, temperatura dell’ambiente (l’aria condizionata era assolutamente equilibrata: nè eccessiva nè poca) e dei cibi (sia la zuppa, che il tè erano perfetti), comodità .
Unico dubbio: a tavola abbiamo trovato delle bacchette di legno che non erano le classiche usa e getta (almeno all’apparenza)… Vorrà dire che sono sempre le stesse per tutti? Sarà igienico? Mah…
E’ comunque possibile chiedere delle posate in acciaio, per cui nel dubbio fate voi

Green T.
Via del Piè di Marmo, 28
Telefono: 06.6798628
Web: http://www.green-tea.it/

Questo locale appartiene alla stessa catena del ristorante cinese Ruyi, in quanto firmato dalla cinese Anna Chiang, specializzata nella cucina orientale.
Per correttezza, devo dire che io il pesce crudo non lo mangio (per svariate problematiche connesse) per cui non posso dirvi se fosse buono, ma l’aspetto era splendido e i miei compagni di merende hanno apprezzato parecchio.
Un ristorante cinese davvero sopra la media. Si trova in zona Prati, in via Valadier, e colpisce subito per la ricercatezza dei dettagli anche nell’arredamento: si capisce fin dall’ingresso che siamo in un posto ben diverso dalle centinaia di ristoranti cinesi della capitale, ognuno clone dell’altro.
€) oppure di pesce (20 €). In questo caso il pasto vi verrà servito in simpaticissimi vassoi divisi in scomparti, ognuno con un piatto del menu. Dalla foto può sembrare che le porzioni non siano abbondanti, ma in realtà è un menu davvero soddisfacente: il menu di carne, ad esempio, comprende un involtino primavera (il migliore che ho mai mangiato!), un raviolo alla piastra, una porzione di riso alla cantonese, pollo con mandorle e manzo gon bao (piccante in agrodolce), macedonia, acqua e caffè. I menu completi potete trovarli sul loro sito:
Un ristorantino messicano che non mi dispiace per niente è sulla Nomentana: Fiesta y Siesta.
La cucina indiana ha sapori molto decisi e speziati e non a tutti piace, ma il Ristorante Shanti in via Fabio Massimo (zona Prati) non ne fa uso smodato e il cibo risulta gustoso ma nello stesso tempo abbastanza delicato da permettere di contraddistinguere i diversi sapori che compongono il piatto.


