
La solitudine dei numeri primi
La solitudine dei numeri primi
Giordano Paolo
Mondadori, 2008
Prezzo: € 18,00
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Nella pausa pranzo spesso coi colleghi passiamo in libreria, facendo incetta di volumi a prezzo scontato e consigliandoci sulle letture da fare.
Mesi fa la collega di turno mi indica il libro La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano e mi dice: “Guarda, questo libro non è male, anche se è una lettura da un pomeriggio, non impegnativa”.
Io prendo mentalmente nota e passo avanti.
Dopo qualche tempo torno in libreria e, persa nel vortice della mia fase compulsiva di acquisto di libri scontati, vedo tutt’altro libro, ma nella convinzione che fosse quello indicato dalla mia collega lo prendo, non rendendomi nemmeno conto che anche dal punto di vista grafico c’erano parecchie differenze.
Il libro in questione era L’enigma dei numeri primi di Marcus Du Sautoy. Come capirete, l’unico punto in comune tra i due era rappresentato dalle parole “numeri primi”…
Arrivata a casa un minimo dubbio mi viene, in quanto anche se poteva nascondere un contenuto leggero e scorrevole, almeno il numero di pagine (606 contro le 304 de La solitudine dei numeri primi, per di più scritte con caratteri non molto grandi) non mi dava certo l’impressione di una lettura “da un pomeriggio”…
Però mah… sarà … iniziamo a leggerlo.
Dopo le prime pagine, per carità molto interessanti, inizia a venirmi un certo complesso di inferiorità nei confronti della mia collega, in quanto la sensazione di una lettura non certo leggera diventa sempre più forte e l’ipotesi di finirlo, non dico in un pomeriggio (anche perchè in realtà era sera), ma almeno in un paio di giorni, si fa sempre più lontana.
Tanto per darvi un’idea del contenuto, copio e incollo da internet “Nel 1859, il matematico tedesco Bernhard Riemann presentò una sua ipotesi, che sembrava rivelare una magica armonia tra i primi e gli altri numeri. Da allora, l’Ipotesi di Riemann ossessiona i matematici, e oggi chi riuscisse a dimostrarla vincerebbe un premio da un milione di dollari. In questo libro, Marcus du Sautoy presenta gli enigmi legati ai numeri primi e le loro fondamentali implicazioni in campi che vanno dalla fisica quantistica alla sicurezza informatica”.
Insomma presa un po’ dallo sconforto, abbandono momentaneamente la lettura rimandandola al giorno dopo. Arrivata in ufficio un’illuminazione mi coglie e sono “quasi” convinta di aver sbagliato libro. Mi basta una piccola ricerca su Google e l’errore diventa lampante… Non vi dico che prese in giro…
Vabbè tutta questa tiritera e non ho recensito nè l’uno nè l’altro libro, ma premettendo che L’enigma dei numeri primi non l’ho più letto (anche se mi riprometto di farlo), non vorrei dare l’idea che sia un libro noioso o difficile. E’ solo che mi aspettavo qualcosa di leggermente diverso…
E veniamo, dunque, a La solitudine dei numeri primi, libro d’esordio del giovane Paolo Giordano.
Innanzitutto tutto confermo che l’ho letto in un sol pomeriggio sotto l’ombrellone (tzè tzè… mica sono da meno degli altri, io).
Le prime pagine sono ricche di premesse interessanti, sarà un giallo? Quando si intrecceranno le vite dei due protagonisti? E’una storia d’amore?
Dopo le prime pagine, si continua a leggere rapidamente e con l’ansia di sapere (e quindi?… e ora finalmente?…), ma niente. Del finale non parliamo: il tipo che odio di più. Non è un lieto fine, non è un finale tragico, ma è inconcludente! Si, è vero che a quel punto può entrare in gioco la fantasia del lettore, ma uffa!! Possibile che finisca così??
E poi è un libro triiisteee, ma triiisteee, ti vien voglia di prendere a schiaffi i due protagonisti per svegliarli un po’ dalla loro tristezza e dire loro: “ma vi volete muovere un po’??? ma lo sapete cosa vuol dire soffrire davvero nella vita o no??? ma tiratevi su!!”. E che cavolo.
Alice e Mattia sono due personaggi molto complessi, sicuramente disturbati (anoressica l’una e autolesionista l’altro), e forse meritavano un maggiore approfondimento psicologico.
Ma nel libro si affrontano tanti altri temi senza mai addentrarsi davvero in nessuno di essi.
Non sono soli, come annuncia il titolo del libro, ma si sentono tali e incompresi dalle persone a loro vicine, come molti adolescenti in fondo. Ma loro restano uguali a loro stessi. Non crescono e non evolvono.
Insomma non mi spiego il successo di questo libro.
Suggerisco a qualche scrittore di prendere i primi due capitoli che sono davvero avvincenti e sviluppare una nuova storia, perchè io sono rimasta col desiderio di sapere DAVVERO come si sviluppa la storia.
A quello che ha scritto Giordano non credo. E’ andata molto diversamente. Lo so!